i luoghi
centro abitato
Per secoli le terre attorno a Fonteblanda e Talamone furono paludose e preda della
malaria e soltanto con le prime bonifiche a fine '800 questi luoghi tornarono a
ripopolarsi. Oggigiorno Fonteblanda, grazie all'agricoltura e soprattutto al turismo
(spiagge dell'Osa e della Puntata, campeggi nella pineta, gite ed escursioni ai
monti dell'Uccellina, turismo equestre e pesca-turismo) è in forte espansione. Sulla
via Montianese, prima dell'incrocio con la vecchia Aurelia si può notare una casetta
in pietra, Casa Nizzi, risalente al 1838 e quindi appartenente al primo nucleo dell'abitato
moderno. La stazione di Talamone a ovest del paese di Fonteblanda è stata costruita
sulla linea Orbetello - Grosseto nel 1861. La chiesa, del 1952, è dedicata a Santa
Maria Goretti, la santa delle paludi. La moderna Fonteblanda è dotata di negozi,
banca, farmacia e campo sportivo ed è servita dalla ferrovia e dagli autobus della
RAMA per Orbetello, Talamone, Grosseto, Siena e Firenze. Conta su alberghi, ristoranti,
trattorie, pizzerie, bar, camping, agriturismo.
terme dell'Osa
Sulla Via Aurelia in direzione sud al primo bivio sulla sinistra, si trovano le
terme dell'Osa con sorgenti di acqua calda a 32°, di tipo salino-sulfureo, indicata
particolarmente per curare reumatismi, artriti e malattie della pelle. Le sue
proprietà medicamentose erano note sin dall'antichità agli etruschi ed ai romani. Le terme,
per il caratteristico odore di zolfo o per essere molto antiche, venivano chiamate
Bagnaccio dell'Osa. Attualmente l'impianto è in restauro e non è agibile.
Campo Regio
La piana che si estende a lato dell'Aurelia in direzione sud fra i fiumi Osa ed
Albegna di fronte alla pineta, fu teatro della cruenta battaglia nel 225 a.C. in
cui i romani, comandati da Caio Attilio Regolo, che morì combattendo, vinsero i
Galli (probabilmente appoggiati dagli Etruschi). La cavalleria romana, scesa all'improvviso
sulla piana dal poggio Ospedaletto, fu determinante per la vittoria così come lo
furono le armi in ferro dei Romani, assai più resistenti agli urti rispetto a quelle
di bronzo dei Galli. La perdita di vite umane fu altissima: si è parlato di 40.000
vittime.
(testi di Paola De Benedetti)