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i luoghi

la Fonte

La storia della nostra fonte è certamente molto antica e molto importante, se si pensa che non ci sono altre sorgenti nel raggio di molti chilometri.
Abbiamo trovato alcune notizie che ci riguardano pubblicate da un autorevolissimo etruscologo qual'è il professor Otto W. von Vacano.
Egli descrive come nel 1907, durante alcuni scavi sul costone della montagnola, proprio dove alcuni anni dopo sorgerà l'idrovora a pochi metri, vennero alla luce i ruderi di una fontana coperta alla quale un acquedotto, rimasto in parte conservato fino a quel tempo, portava acqua potabile esattamente da Fonteblanda.
La vasca rettangolare di 3,5 x 3,0 metri era intagliata in un dirupo roccioso a pochi metri dalla spiaggia. La parete anteriore era più bassa per attingere meglio l'acqua, ed internamente le sue pareti erano ricoperte di uno stucco impermeabile di calce mescolata a frammenti di mattoni e tegole. Sei gradini di nenfro larghi 1,5 metri profondi 60 cm. ci danno un'idea di quanto bello fosse l'accesso dal mare. Per preservare l'acqua, la vasca era coperta e chiudibile con una porta

.

La fontana riceveva l'acqua da un condotto sotterraneo che giungeva in linea retta fino alla fontana o interrato e , se in superficie, coperto da tegole.
A 35 metri dalla fontana esisteva un pozzo di decantazione sì da far arrivare alla vasca un'acqua chiara e pura.
Per come fu costruito l'acquedotto e per i mezzi impiegati si può far risalire la fonte al III-II sec. a.C. e soprattutto si può intuire come la sua presenza fosse importante soprattutto per la gente di mare che veniva ad approvvigionarsene, come faceva con una analoga nel porto di Cosa, e per questo von Vacano chiama questo luogo del litorale Portus telamo, cioè il porto a servizio dell'abitato che saliva lungo la piana e sul colle di Bengodi fino al colle di Talamonaccio.
Passiamo ora al Catasto senese del 1430 (il più antico d'Italia) in cui si trovano proprietà della Parrocchia di Talamone: "un edificio di chiesa" situata nell'area del fondo ecclesiastico più grande di "Fonteblanda" forse una pieve abbandonata, e, oltre a questa, la fonte stessa da cui il nostro paese ha preso il nome, che quindi potrebbe essere stato introdotto dai Senesi e soltanto nell'evo moderno trasformato in Fonteblanda.
La storia moderna ci dice che la nostra fonte ha sicuramente refrigerato e dissetato tanta gente che passava di qui transitando sull'Aurelia e molto di più gli abitanti che in una Maremma torrida ed arida trovavano qui la loro oasi.
Il recupero che l'Associazione per lo sviluppo di Talamone e Fonteblanda, di concerto con il Comune di Orbetello, ha voluto, speriamo che serva a valorizzare questa storia, ed a rendere questo angolo di paese piacevole a tutti.

(testo e illustrazione di Carlo Ronconi)
 
 
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